Comprendere la musica
L'ascolto della musica colta europea (la cosiddetta musica "classica") non può e non deve passare
necessariamente attraverso il mero giudizio sbrigativo inerente il piacere dell'ascolto:
oltre ogni immediato e facile elogio sulla "musicalità" di una composizione, la grandezza
e quindi l'importanza di un'opera, va ricercata anche nelle sue caratteristiche compositive,
o meglio oggettive, indipendenti e per certi versi distanti da ogni
valutazione soggettiva.
Se non è solo la "cantabilità" di un brano colto che ne definisce il più o meno alto valore
artistico, come risulta possibile accettarne la valutazione da parte di coloro che non ne hanno
i necessari strumenti di analisi? Il pubblico non è per forza costituito da intenditori e
musicisti, ma questo allora significa che non può comprendere la musica colta ?
E' evidente che se basta un primo ascolto per apprezzare l'immediatà comunicatività di
un tema giovanile di Beethoven, lo stesso non si può dire dei suoi ultimi lavori
e così, nemmeno si può intendere l'innovazione apportata all'universo
pianistico dalle ultime sonate di Alexander Skriabin: potrebbero essere necessarie settimane o
anni per rendersi poi conto di aver scoperto un autentico capolavoro, l'orecchio dell'uomo
è in continua evoluzione.
Naturalmente lo stesso ragionamento vale anche per il jazz ( si provi, se non la si conosce, ad
ascoltare Giant Steps di John Coltrane ), ma l'uso odierno della musica, consumistico e prorompente,
utilissimo a chi
decide quando e cosa si deve ascoltare oggi per poi cestinare domani, di certo
non aiuta il pubblico ad approfondire gli
ascolti, ad avvicinarsi con più coscienza alle opere colte, che per definizione non invecchiano,
non sono soggette a mode, commercio e ad altre logiche di consumo.
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